NOSTRA SIGNORA DELLA FORTUNA - UNA POLENA MARIANA

 

NOSTRA SIGNORA DELLA FORTUNA

UNA POLENA MARIANA


Franco Casoni, l’ultimo costruttore di polene nel suo laboratorio di Chiavari.


Una polena benaugurante per la Goletta Verde, l'imbarcazione di Legambiente che da anni attraversa il Mediterraneo per monitorare lo stato del mare italiano. L'ha realizzata lo scultore chiavarese Franco Casoni e consegnata al Comandante, che l'ha issata e legata alla barca per poi “battezzarla” prima nel mare e poi con un goccio di vino rosso. Una tradizione marinara rivisitata dagli ambientalisti quando tempo fa si sono ritrovati, prima della partenza alla volta della Toscana, sul molo del porto turistico di Chiavari.

Non solo i marinai, ma anche i “mezzi marinai” che vivono e risiedono sulla costa, sanno cos’é la POLENA di un veliero, forse per averla “ereditata” dai racconti dei nonni, oppure per averla vista in qualche oratorio vicino al porticciolo, o tra gli ex voto dei Santuari, veri e propri musei marinari che vigilano sui nostri borghi che hanno le radici sul bagnasciuga.

Oggi qualche polena viaggia ancora sotto il bompresso delle navi scuola (Tall Ships) e di qualche armatore di Yacht innamorato del passato eroico e fiabesco, irto di pericoli e di ostacoli, ma sempre avvincente agli occhi di chi ama il mare e la sua storia.

La polena era parte integrante del tagliamare delle navi di un tempo… spaccava le onde del mare, ne assorbiva la forza più viva per proteggere scafo e marinai da marosi, ma per quegli equipaggi lontani, ma mai dimenticati, era soprattutto uno scudo soprannaturale dai poteri addirittura mistici.

La polena doveva essere particolarmente robusta, forse indistruttibile perché la superstizione degli equipaggi prevedeva, in caso di lesioni o cedimenti della stessa, presagi di sventure nautiche per la spedizione.


La Polena della "STAD AMSTERDAM" (Veliero-Clipper Passeggeri)

LA POLENA ERA QUINDI UN MISTO DI SACRO E PROFANO della quale, spesso, oppure solo qualche volta… i marinai s’innamoravano, specialmente quando quel simulacro proteso verso le onde, era un volto femminile, una dea o semplicemente il busto nudo e turgido della moglie dell’armatore.

UNA POLENA MARIANA

Presso la chiesa di San Carlo in via Balbi a Genova, sull’altare maggiore, fa mostra di sé la statua della Madonna rinvenuta in acque portuali il 22 gennaio del 1636 dopo una furiosa tempesta da libeccio che aveva in quei giorni devastato il porto di Genova affondando centinaia di imbarcazioni. Custodita per un periodo in casa Lomellini, le furono poi attribuiti molti miracoli e per questo motivo, con una sontuosa cerimonia, fu collocata nel sito dove oggi si trova. E’ una scultura lignea straordinaria perché, mentre è ben visibile la sua struttura originaria che è semplice, stilizzata e di una certa rigidità, riesce nel contempo ad esprimere la sua dolcezza di Madre Misericordiosa.

Ben presto gli esperti del settore si accorsero che quella statua di MARIA, monca e molto danneggiata in qualche sua parte, altro non era che l’unico reperto sopravvissuto al naufragio di un legno irlandese e si trattava proprio della sua POLENA.


Raffigurazione pittorica di un galeone nella tempesta

Sono passati 363 anni da quel sensazionale ritrovamento della polena raffigurante la Madonna scaraventata in mare dalla violenza delle onde e poi scarrocciata indenne sottovento fino alla Darsena evitando miracolosamente un galeone che ne ostruiva l’imboccatura.

A portarla in salvo fu un uomo di Levanto, un venditore di vino, a tutti noto come il Figlio del Merlo, fu lui a portare a salvamento la Statua di Nostra Signora della Fortuna, era il 22 gennaio del 1636.



IL SIMULACRO DI MARIA CHE TIENE GESU’ BAMBINO SUL BRACCIO SINISTRO E SULL’ALTRO LA CORONA DEL ROSARIO, HA ANCORA OGGI IL POTERE DI UNIRE CON UNA IMPIOMBATURA MARINARA, LA FEDE DEI MARINAI E LA VOCAZIONE MERCANTILE DEI GENOVESI.


La Madonna della Fortuna e assai venerata dai Genovesi, anche perché alla statua fu attribuito il miracoloso salvataggio di una bimba caduta da una finestra di quello stesso edificio ove era conservata. Il prodigio fu confermato dal Papa Urbano VIII e la statua, alla quale fu attributo il titolo di Nostra Signora della Fortuna, fu solennemente incoronata il 17 gennaio del 1637, primo anniversario del naufragio, ed esposta alla venerazione dei fedeli nella chiesa di San Vittore, da cui fu trasferita in San Carlo nel 1799. La tradizione popolare: il si dice dei fedeli… vuole che la statua si sarebbe mossa da sola per posarsi sul piedistallo che era stato per lei preparato.


La statua-polena della Madonna col piccolo Gesù fu restaurata da artisti famosi e poi rivestita e venerata come la Regina della tradizione Mariana amata da milioni di cristiani cattolici e ortodossi.


MADONNA DELLA FORTUNA

Primo piano

PREGHIERA ALLA MADONNA DELLA FORTUNA

Ricordati, o pietosissima Vergine, Nostra Signora della Fortuna, non essersi mai udito al mondo che alcuno abbia ricorso al Tuo patrocinio, implorato il Tuo aiuto, chiesto la Tua protezione e sia stato abbandonato. Animato da tale confidenza, a Te ricorro o Madre, Vergine delle vergini, a Te vengo e peccatore contrito innanzi a Te mi prostro. Non volere o Madre del Verbo disprezzar le mie preghiere, ma ascoltami propizia ed esaudiscimi. Amen.

Fonti:

https://www.placidasignora.com/tag/nostra-signora-della-fortuna/.

http://www.biagiogamba.it/nostra-signora-della-fortuna-una-polena-irlandese/.

http://www.genovatoday.it/eventi/cultura/leggenda-madonna-fortuna.html.

https://dearmissfletcher.wordpress.com/2017/09/11/genova-1636-i-prodigi-di-nostra-signora-della-fortuna/.

https://biscobreak.altervista.org/2018/01/nostra-signora-della-fortuna/.

https://www.tripadvisor.it/ShowUserReviews-g187823-d9802069-r370038768-Chiesa_dei_Santi_Vittore_e_Carlo-Genoa_Italian_Riviera_Liguria.html.

https://musicasacra.forumfree.it/?t=50740573.

 

Un RINGRAZIAMENTO particolare a Miss Fletcher per regalarci meravigliosi spunti di riflessione ed immagini di grande pregio.

 

Carlo GATTI

Rapallo, 13 Marzo 2019


VELA (Poesia)

VELA

 

Maria Grazia BERTORA

 

Rapallo, 7 Marzo 2019


CHE FELICITA' (Poesia)

 

 

CHE FELICITA’

27 dicembre 2007

 

Questo giorno è un regalo

inaspettato

un giorno da cartolina.

Invece è tutto vero

e magico

come a teatro.

Gli attori sono

i colori delle case

i versanti ondulati

verdi rossicci dei monti

Caravaggio, bianco

lassù tra le querce

Montallegro giallo rosa

con la mia Regina

l'azzurro liquido del mare

che parlotta sui fianchi

dei panfili ancorati

e la zampata quieta

dei monti lontani

che riposa sul mare.

E io

io dentro allo spettacolo

non spettatrice

attrice penso, parlo

scrivo la mia felicità

per esserci.

 

ADA BOTTINI


Rapallo, 31 Gennaio 2019



AMO GENNAIO (Poesia)

 

AMO  GENNAIO


Amo gennaio, frizzante e sereno

dona ai meriggi speranze di luce,

ma ancora sonnecchia al mattino.

Incipria di giallo la verde mimosa

riveste il mare di un abito d’oro.

A sera

pennella il ponente con tocchi di rosa

nel fiume

ai germani rinnova l’ardore.

 

 

Ada BOTTINI

 

Rapallo, 23 Gennaio 2019

 



INVERNO IN RIVIERA (Poesia)

SCRITTORI IN RIVA AL MARE

 

INVERNO IN RIVIERA

 

 

Nell’ardesia

di cielo e mare

opaca bruma

chiude

l’orizzonte della mente

–lapide di granito

la memoria

soffoca l’anima -

Poi

una mattina

un presagio di sereno :

l’azzurro

si apre vivido,

nei colori,

nella seta cangiante

dell’onda

e

dal muro,

improvviso,

il miracolo della mimosa.

 

Maria Grazia BERTORA

(febbraio 2014)

Inserita nella plaquette dell’Associazione “Il gatto certosino”:

Tra gli ulivi e le mimose … il mare

Rapallo, 17 Gennaio 2019


DA QUALCHE PARTE (poesia)

SCRITTORI IN RIVA AL MARE

 

DA QUALCHE PARTE


 

C’è da qualche parte

la casa che mi aspetta

Si erge rossa

di mattoni vecchi

abbracciata
a una pergola di vite

Respira il salso

Non si è mai stancata

di scrutare il mare

di condividerne

le metamorfosi

impetuose
rilassanti…

Con un occhio

cura la baia

che resti libero il posto

dove dondolerà pigro

il mio guscio di vela

Mi chiama
tra i suoi limoni

e le sue erbe profumate

Devo solo

chiudere gli occhi

seguire il vento

e raggiungerla



Marinella GAGLIARDI


Rapallo, 17 Gennaio 2019


LA FATA DELLE BARCHE. FAVOLA DI CAPODANNO

LA FATA DELLE BARCHE

Favola di Capodanno

di Carlo Lucardi


-Anche quest’anno Camilla non è venuta a casa per Natale, Laura - sussurrò il maresciallo Della Rosa - è rimasta in Indonesia a studiare i rinoceronti in estinzione,

-Non te la prendere, Ciro!-

-Ah! Io non me la prendo!- sospirò lui

Della Rosa Ciro e la dolce Laura erano a casa loro, in Riviera. Natale era passato e mancava qualche manciata di ore alla fine dell’anno.

-Tu lo sapevi, Ciro, che ogni barca viene assistita dalla fata delle barche? –

-Cosa c’entra questo con Camilla, Laura mia?-

-Così. Lo dicevo per distrarti un pochino, perché vedo che patisci…-

-Io non patisco, Laura- sospirò lui- ci rimango semplicemente male!-

-E dai…-

-Cos’è questa storia delle barche?-

-E’ una leggenda che sto leggendo, un’antica leggenda Vichinga, attribuita a Olaf il Rosso, raccolta in questa antologia!-

Mostrò il libro. Era di  uno di quegli autori nordici  molto bravi che hanno i nomi con le O tagliate da una  / e i circoletti sulle A.

-E’ una bella storia, è quasi commovente-

La dolce Laura era facile alle commozioni.

-E’ una delicata leggenda dei Vichinghi, grandi costruttori di barche e grandi navigatori dell’oceano. Dice che ogni barca ricorda gli alberi con cui è stata fatta, e che gli alberi della foresta ricordano lei. Così Rhaphalaf, la fata degli alberi, accorre a consolare la barca quando fa naufragio e il mare la inghiotte. L’accompagna sul fondo gelido e rimane con lei per consolarla! Non è una storia commovente?-

-La fata Rhaphapa… cosa ci trase con noi, scusami tanto! Laura mia, la fata Camilla mi ci vorrebbe a me, altro che Raphalà e Raphaquà, insomma, ecco!-

Il cuore partenopeo del maresciallo si squagliava sempre nel periodo di Natale, quando la sua bambina non veniva a casa.

-Scusa., Ciro, era per distrarti un po’. Non lo dico più, promesso…-

-Per carità, scusami tu, Laura. E già che ci sei, per favore, non parlarmi di barche!-

Laura ridacchiò.

-Non ti pare- proseguì il maresciallo- che ne abbiamo avuto abbastanza, di barche rotte? Io ne ho fin sopra ai capelli, Laura mia!-

Il mare pareva una tavola da biliardo, in quegli ultimi giorni dell’anno. Come un drago sornione, in agguato, non pareva neanche parente di quello che era stato in quel giorno spaventoso…

-Ne abbiamo avuto assai di guai! Un battaglione di fate ci vorrebbe, per consolarle tutte!-

Un mare spaventoso, sollevato da un vento che non si era mai visto a memoria d’uomo, aveva sfondato la diga del porto e in un pomeriggio di tregenda aveva seminato la distruzione.

La diga del porto era crollata sotto il peso di un’onda di dieci metri e la tempesta di mare ci s’era infilata dentro come un mostruoso clistere.

-Tutte le barche nel porto hanno rotto gli ormeggi, Laura, e da allora è cominciata questa disgrazia!-

La forza del mare aveva fatto schizzare via le barche come tappi di sughero e le aveva cacciate fuori dal porto a fracassarsi sugli scogli della passeggiata, spiaggiate, squartate, semi-sommerse. Barche che poi erano yacht e mega-yacht, del peso di decine di tonnellate!

-Una catastrofe, Laura mia, per i ricchi proprietari e soprattutto  per quelli che ci lavoravano sopra, che ricchi non sono!-

Così era cominciato anche il calvario delle forze dell’ordine, costrette a sorvegliare i relitti h-24, per scoprire ladri e sciacalli. Certo, l’integrazione dei comandi permetteva di avere un certo ricambio, ma anche nelle migliori famiglie ci sono dei fetentoni.

E in ogni anno ci sono delle nottate no, nelle quali nessuno vorrebbe lavorare

La notte di Capodanno sopra tutte le altre. Tutti volevano evitare di lavorare la notte di Capodanno, in primis  lavativi e fancazzisti.

Perciò quell’anno Della Rosa temeva fortemente che la temuta notte di Capodanno,che sarebbe toccata al Comando centrale, rimbalzasse invece nelle mutande a uno dei suoi.

Per distrarsi guardò il lungomare, con le barche contorte, accavallate come pesci morti.

Della Rosa era nato a Napoli e come tutti i nati sul mare nutriva sentimenti speciali  per i natanti.

Quelle barche ferite, squarciate e semi-affondate gli mettevano tristezza.

Gli parevano dei cadaveri col costato aperto, che mostravano  il cuore alla voracità del mare, il grande predatore.

Lo rattristavano ancor di più i turisti che facevano del catastro-turismo, anzi, del catastro-turismo-proletario, nel senso che partivano da centinaia di chilometri per farsi un selfie davanti alle barche semi sommerse, inneggiando alla giustizia proletaria.

Organizzavano veri e propri pellegrinaggi mordi-e-fuggi per inneggiare alla rovina dei barco-capitalisti.

Sorridevano, i vittoriosi  radical-chic, con radical-orgoglio, davanti alle barche ferite a morte,  soprattutto al “Falco di mare”, il ketch del notissimo plutocrate Trash Vermer, produttore di fictions, che giaceva lì, semiaffondata, al centro del Golfo.

La carena del “Falco di mare”, squarciata dalle onde, mostrava all’esterno  specchi e arredi, preziosi legni, modanature.

“Ci vorrebbe proprio la fata delle barche, quella Rhaphaciccia” pensò mentre ci passava davanti con l’auto  “che l’andasse a consolare il povero Falco di mare in queste notti fredde, quando il mare ci sciaguatta dentro e la dilania  sempre di più!”

Quando pensava al freddo del mare gli venivano in mente i calamari, le bianche creature delle profondità, che salivano di notte in superficie per cacciare i pesci coi loro vischiosi  tentacoli e risucchiarli vivi verso il dente crudele.

Bisogna dire che sotto la dura scorza Della Rosa aveva un cuore di poeta, partenopeo e un po’ piagnucolone.

Le barche a vela gli facevano più pena di quelle a motore, i cosiddetti “ferri da stiro “, perché secondo lui avevano più anima.

E il Falco di mare era stato una magnifica barca a vela.

-Sarà una scemenza, quella della fata- sogghignò passando davanti al macello della passeggiata- ma se la fata Rhaphaciccia ci fosse per  davvero, le chiederei di far sparire  ‘sta fetenzia di anarco-chic, che gode della disgrazia di quel meraviglioso veliero!-

-Che desolazione! Che triste Natale e Capodanno, senza Camilla e cò ‘sta canaglia in circolazione! Che poi di notte, magari va a  bordo, a prendersi qualche “ricordino!” del grande Trash Vermer!-

Entrò in caserma dove l’aspettava Cajazzo.

-Buon giorno, maresciallo!-

L’appuntato Cajazzo lo guardava con la faccia sconsolata.

Lui capì al volo.

-Non dirmi che è successo, Cajazzo!-

-Ebbene si, maresciallo. Il capitano Trombetti ha telefonato or ora per dare la notizia!-

Il nuovo capitano era un giovane  di quelli che ragionano per schemi e diagrammi e spaccano il capello in quattro, ma ancora una volta non era stato capace di imporsi ai suoi.

-Mannaggia  Cajazzo! mi vuoi forse dire che ci affibbiano Capodanno?-

Cajazzo abbassò gli occhi:

-Eh, si, purtroppo, maresciallo. Il carabiniere che doveva fare la guardia a Capodanno si è ammalato. D’influenza!-

-Ma che, ma quale?-

-Suina!-

-Suino?-

-No, suina, nel senso dell’influenza, maresciallo!-

Della Rosa s’incazzò per bene.

-Dobbiamo sempre cavargliele noi le castagne dal fuoco, a quelli? Noi siamo in sei, e loro sono uno più di mille!-

-Siamo troppo buoni, maresciallo!-

-Cajazzo, se non la finisci di dire stupidaggini  ti arresto!-

Privilegio del comando delegato, disgrazia italica! Della Rosa doveva scegliere fra i suoi cinque a chi far fare la guardia alle barche, la notte di Capodanno!

Il guaio era che aveva chiesto molto ai suoi, negli ultimi tempi, e non sapeva proprio a chi inviare quell’ignobile ordine di servizio.

Si chiuse nel suo ufficio, sbatté la porta e tirò una raffica di moccoli.

-Bel guadagno! Bella forza!- esclamò rivolto idealmente al capitano Trombetti- A comandare così sono capaci tutti!-

Tirò le somme della vicenda e realizzò che l’unico a poter fare la notte a Capodanno era il giovane Efisio Orrù, la cui fidanzata però era già partita col treno da Muro Lucano (PZ)  per trascorrere con il Capodanno col suo Efisio.

-Mannaggia a’ stratosfera. Glielo devo dire proprio io, a Orrù? E come faccio?-

Ammenoché… ammenoché… un pensiero diabolico gli si affacciò alla mente. Lo ricacciò subito indietro come un pensiero-carogna, ma si rese conto che poteva essere una soluzione geniale.

Anzi, LA soluzione geniale.

Due piccioni con una fava, la gratitudine eterna di Orrù e uno schiaffetto a quel capitano un po’ troppo paraculo.

Il tutto nasceva dal fatto che Capodanno per lui era sempre una festa imbarazzante.

Laura lo trascorreva invariabilmente con alcune colleghe dell’ospedale, accompagnate da tre dottori supponenti, Sfaccenda Clericetti e Cacamazzi, dei quali Silvio Cacamazzi, buro-dottore amministrativo, era tanto spocchioso che il suo amico Giulio Baldi l’aveva battezzato il dottor Spok.

Sarebbe stata una noia mortale, e una scarogna sicura, cominciare l’anno proprio col dottor Spok-

-Quindi…quindi…-

“Perché no?” pensò “Potrei mandare Laura a passare il Capodanno con le amiche e i dottori!”

Due piccioni con una fava.

Avrebbe evitato la trappola di Capodanno che cominciava appena le signore si appartavano a parlare di pettegolezzi, cucina e bambini.

Cioè quasi subito.

I dottori Sfaccenda, Clericetti e Spok allora iniziavano ad avvolgerlo  in discorsi vischiosi, come i calamari del fondale, cercando di risucchiarlo nell’abisso della noia!

E lui, Della Rosa, si sentiva preciso al “Falco di mare” circondato da bianchi  calamari.

Inoltre come partenopeo era superstizioso, e di conseguenza convinto che cominciare l’anno con quelli lì portasse una sfiga mortale. Infatti si cacciava sempre in tasca un corno rosso e non smetteva di stringerlo per tutta la notte!

Per cui prese il telefono:

-Ciro, cosa succede?

-Un’indagine improvvisa, Laura mia. Una ribalderia. Scusami con le tue amiche, con Spok, cioè Cacamazzi e gli altri… ma il dovere mi chiama fuori a Capodanno, quest’anno!-

Lei rise apertamente nel telefono, un riso con lo sbuffo che gli rintronò l’orecchio:

-Ma dai, furbacchione.  Dì che l’hai studiata per evitare la serata con Cacamazzi!-

Lui arrossì:

-Beh, in un certo senso hai ragione. Non è proprio questione di vita o di  morte, ma qualcosa d’ importante ci trase  per davvero! Hai presente Orrù, quel carabiniere coi baffi da sergente Garcia?-

Raccontò in toni lacrimevoli del viaggio della bella di Orrù da Muro Lucano alla Riviera.

-Ma che belle cosa che fai, Ciro- disse la generosa emiliana- Ti ammiro-

-Per carità…ma no, che dici?- si schermì Della Rosa

-Sono fiera del mio maresiallone. Dirò a tutti che l’eroico Della Rosa deve sorvegliare la fata Rhaphalaf che consola le barche.

Va bene,  Ciro caro?-

-E dai, Laura, non scherzare! Non ti secca, per davvero?-

-Che cosa? Avere un marito che è quasi un eroe? Certo che non mi secca!-

Clic..

***

La sera di Capodanno  Ciro s’intabarrò ben bene e si recò sul lungomare con la sua Panda personale, insospettabile per qualunque mariuolo, perché  era color verde diarrea, del tutto privo di marzialità.

-Etcì!-

L’unico problema era quel raffreddore coi fiocchi che stava dilagando verso le vie aeree. Si sentiva i brividi dappertutto, e aveva già  consumato i due fazzoletti puliti che si era portato dietro.

Quasi subito si era reso conto subito di aver avuto un’idea balorda… almeno in rapporto alla esecuzione pratica dell’appostamento.

Da anni non faceva più guardie notturne e si era dimenticato di quanto fossero nere e fredde le notti d’inverno passate in un abitacolo di macchina!

-Che stupido che sono stato a non pensarci!- si disse- Comincerò l’anno con la bronchite! Etcì!…Mannaggia a ‘sto moccolo che mi cola dal naso!-

Il sedile dell’auto era troppo stretto, il naso e le orecchie troppo freddi, ma soprattutto non si ricordava di aver mai avuto le palpebre così pesanti.

-E’ questo moccio, che mi sale dal naso agli occhi- gemette- mi lacrimano tanto che li chiudo, ma se li chiudo finisco per addormentarmi!-

Per star più sveglio inforcò il suo binocolo night vision, ricordo della guerra del Golfo.

La luce verdolina  faceva scoprire cose impensabili come coppie infrattate  dietro le cabine o gatti che cacciavano topi sugli scogli.

C’era perfino una vecchia donna seduta sullo scoglio, una barbona, probabilmente. Lui conosceva tutti gli homeless di riviera, comunitari e non, ma quando lei si girò, non la riconobbe.

Era una nuova.

Prima  di voltarsi di nuovo a guardare il mare gli parve pure che sorridesse, con la bocca sdentata.

-Cos’hai da ridere- mormorò lui- col freddo che fa?-

Lei parve vacillare e quasi cadde, ma restò impigliata con la casacca unta alla griglia di recinzione e annaspò un poco senza riuscire a districarsi dalle maglie della rete .

Della Rosa vide tutto e scese dall’auto.

-Aspetta un attimo, ti aiuto a liberarti!-

In due salti fu presso di lei e la aiutò a togliersi d’impiccio.

Mannaggia, quant’era brutta, e  magra, e  puzzava di vino e di capra!

-Come state? Vi sentite male?-

-No, no…- si schermì lei .

Era tutta gelata, e ossuta. Praticamente  era un sacchetto d’ossa che camminava.

-Siete sicura?-

Lei annuì senza parlare.

Il maresciallo pensò generosamente che sarebbe stato meglio portarla al ricovero dei vecchi, per farla dormire al caldo.

-Vuoi venire al ricovero, per stanotte?-

-No!-

Si liberò dal suo braccio e se n’andò confabulando per la sua strada.

-Vattene via allora, vecchia matta, etcì.  E mannaggia  ai fazzoletti zuppi-

Quando rientrò nell’auto si ricordò di avere un pacchetto di fazzolettini di carta nel cassettino. Si chinò a prenderli e proprio mentre si soffiava il moccio iniziarono le sarabande dei botti di Capodanno.

Era passata da un pezzo la mezzanotte quando la sarabanda di luci si smorzò, e lui potè di nuovo inforcare il night vision.

Guardò il mare e rimase di stucco.

A tutta prima non riuscì a distinguere bene, poi si accorse che vicino al Falco di mare c’era qualcuno!

Subito sembrava un sacco nero di vele rimasto in coperta, ma dopo un po’ comparve un braccio e poi una testa col cappuccio, pure lui nero.

Si mosse ancora e s’infilò  con una certa fatica nello squarcio della barca!

La procedura prevedeva che lui chiamasse la volante e restasse lì a tracciare il malvivente, ma lui sapeva che prima che arrivassero gli altri il malvivente si sarebbe dileguato nella confusione della festa.

Vide l’ombra nera sparire nella barca dilaniata e aspettò paziente che uscisse di nuovo,  ma proprio mentre la testa del ladro ricompariva, sfortuna volle che un fascio di fari allo iodio saettasse  sulla Panda .

La luce fortissima lo accecò e per lunghi minuti non vide più nulla.

-Maledizione ai tuoi fari!- sbottò rivolto all’automobilista.

Quando potè di nuovo distinguere le cose, vide che il tipo si allontanava dalla barca, dal lato opposto a lui, verso la riva est del golfo. Non faceva alcun rumore, pareva addirittura che volasse sull’acqua.

-Che strano! Che mezzo usa?  Va troppo veloce per remare, e non si sente nessun rumore di motore, nel sottofondo dei fuochi!-

Corrugò le sopracciglia.

-Sarà mica la Fata Rhaphaciccia?-

A dire il vero c’era ancora parecchio fracasso per le feste di piazza quindi un rumor di motore poteva essere coperto dallo schiamazzo,  ma Della Rosa pur aguzzando l’orecchio non sentì  nulla.

Si rese conto che quel tipo lì non faceva proprio NESSUN RUMORE.

Restò a guardare quella strana figura che pareva volare sul pelo dell’acqua. Vedeva solo la testa, perché il resto era nascosto dietro lo scafo del “Falco di mare”.

-Va verso levante-  esclamò- Bene, è l’ora che mi muova,  se lo voglio pizzicare!-

A levante c’era solo l’approdo del Castello, ghiaia e scogli, abbastanza in ombra da non dare nell’occhio.

-E se fosse davvero la fata Rhaphaciccia?-

Sogghignò per fugare le ombre della superstizione e avviò la Panda sulle strade della movida che costeggiavano il borgo, fino a piazzarsi sul lato orientale della magnifica semiluna di mare. Le feste di piazza erano dappertutto, birra e vino, musica, canti stonati, schiamazzi.

Sull’approdo del Castello, di quell’ombra che aveva visto volare sull’acqua  non c’era più traccia.

Non aveva previsto che il tipo potesse approfittare della gazzarra per non essere individuato e dileguarsi a terra, confuso tra la folla.

Non c’era più niente, sulla spiaggia dell’approdo, solo la risacca che bagnava i ciottoli e portava bolle di schiuma a terra. Ma sulla sabbietta della risacca, nitida, c’era un’orma che i binocoli del maresciallo individuarono subito!

-Ecco qua dove sei sceso, furfante!  Eccoti qui, calamaro!-

Sulla strada fremevano le attese di un concerto. Un gruppo di giovani con bottiglie e bicchieri in mano attendeva le nuove meraviglie musicali.

Della Rosa rifletté.

Il misterioso ladro non poteva essere andato via in macchina, perché le auto erano tutte bloccate dalla piazza piena di gente.

Doveva per forza aver lasciato lì almeno il canotto o il gommone che l’aveva portato.

Cercando sulla sabbia con gli infrarossi vide infine un segno di trascinamento di qualcosa di liscio e largo.

-Un gommone. E’ certamente un gommone. Non può averlo già portato via!-

Dietro lo scoglio infatti scoprì  un gommone nero con motore elettrico Intex ultimo modello.

-Ecco come faceva per spostarsi senza rumore! Ha approfittato del rumore della festa per coprire anche lo sciaguattare del gommone! Chissà cos’è andato a rubare, sulla barca!-

Dentro il gommone c’era una grossa sacca nera.

Della Rosa quando la vide si prese un grosso spavento.

Era una sacca di plastica di quelle che i militari americani usavano per chiuderci le salme. Le aveva viste bene durante la guerra del Golfo!

-Oh, no! Questa poi non me l’aspettavo…- bisbigliò- Mannaggia, speriamo che non ci sia dentro quello che penso!-

Si guardò bene in giro ed estrasse la Beretta dalla fondina. Controllò il caricatore e tolse la sicura.

Si acquattò alla meglio dietro gli scogli e con mano incerta agguantò la cerniera della sacca, poi la tirò di lato per aprire di colpo la zip.

Appena l’ebbe fatto si ritrasse inorridito perché dalla sacca erano usciti dei capelli biondi, bagnati; un’abbondante capigliatura  bionda!

Non ebbe il coraggio di fare altro e si ritirò dietro la roccia, in attesa.

“Devo chiamare rinforzi” pensò “devo chiamare la Volante”

Sapeva che quello era il suo dovere, ma qualcosa lo tratteneva. Erano quei capelli biondi che fuoriuscivano dalla sacca.

“Una prostituta, o una drogata. Morta a Capodanno per soddisfare le perversioni di qualcuno. Forse l’ha ammazzata sulla barca, a mezzanotte!”

La cosa  gli fece saltare la mosca al naso .

-Voglio prenderlo, quel dannato assassino. Lo aspetterò qui finché non torna-

“Non può essere andato via” rifletté “dovrà per forza tornare per far sparire il cadavere!”

La festa proseguiva. La  gente era sempre più eccitata ed ebbra.

D’improvviso il fiume di persone si spostò alla piazzetta più ad occidente, dove i musici attesi avevano  cominciato a scaldare gli strumenti per lo spettacolo clou.

Fu proprio allora che lo sentì tornare giù per la scaletta di cemento. Faceva  un sacco di rumore, come uno che non ha un pensiero al mondo.

Fischiettava!

Doveva essere stato sempre lì vicino, probabilmente si era messo in mostra per bene, aveva comprato birra e dolcetti per costruirsi un alibi! Aveva cantato canzoni…

“Sto fetente…” pensò Della Rosa.

L’assassino scese sulla spiaggia e si mise ad urinare contro lo scoglio dietro il quale stava acquattato Della Rosa. Continuava a fischiettare il motivetto della canzone di piazza.

-Ti faccio fischiettare io quando t’acchiappo- sussurrò Della Rosa -fetuso, assassino di donne!-

Il tipo raccattò con calma la muta che aveva lasciato sul  gommone e il cappuccio nero che l’aveva reso invisibile. Poi si avvicinò alla sacca e fece per mettersela in spalla.

Allora Della Rosa saltò fuori con la Beretta spianata:

-Fermo, carabinieri! Mani in alto! Sei in arresto!  Non fare scherzi, hai una la pistola puntata addosso!-

Lui lo guardò in faccia, stralunato, e nell’istante successivo accaddero due cose:

1) Della Rosa lo riconobbe :

-Ma voi…siete…-

2) L’altro semplicemente venne meno e cadde a terra come un sacco.

Il maresciallo gli sollevò le gambe per farlo rinvenire e lo prese anche a schiaffi. Quando infine si riebbe lo ammanettò alla ringhiera della scaletta di cemento.

-Dove sono, chi è lei?-

Della Rosa lo ignorò e prese in mano il cellulare per fare il numero dell’emergenza.

-No, aspetti, non telefoni. Aspetti . Mi può dire chi è?  Posso pagare!-

-Pure tentata corruzione di pubblico ufficiale, sei in grossi guai assassino!-

-Assassino? Ma no, ha capito male. Posso spiegarle tutto! Lei chi è, mi scusi?-

Della Rosa faceva fatica a credere che quello lì fosse davvero il  gran personaggio pubblico, brillante e sciupafemmine  che si vedeva in TV in mezzo a stuoli di belle donne.

Era una mezzasega, e tremava dalla fifa.

-Sono Della Rosa, maresciallo della stazione dei carabinieri, di Riviera, signor Trash Vermer!-

-Mi ha riconosciuto?-

Era compiaciuto di essere stato riconosciuto!

-E’ in arresto per assassino. Se ne stia buono lì. Ora chiamo la pattuglia, che venga a prenderla. Purtroppo ha il diritto di stare in silenzio, e io, mannaggia, ho il dovere di rispettarla!-

Trash Vermer  provò a ridacchiare :

-Ma no, aspetti, lei non immagina!-

-Ho visto che cosa c’è dentro quel borsone, Vermer!-

-Ah, ha visto Kate. Bene! Le piace?-

“Chist’è pazzo!” pensò il maresciallo.

Si disse che trattandosi di vip, e molto ricco, avrebbe fatto bene ad affidarlo al più presto al capitano. Era meglio evitare che la rabbia che quello gli faceva salire dalla pancia, aggravata dall’indifferenza con cui parlava della vittima, gli facesse commettere qualche abuso.

-Sta zitto, balordo!- disse

Poi si ricordò che gli dava del lei:

-Non aggravi la sua posizione, Vermer! Mi dia i documenti!-

-Non ho documenti, li ho lasciati  a Milano!-

“Sta fetenzìa!” pensò Della Rosa “Credono di poter fare tutto quel che vogliono grazie ai quattrini!”

Prese di nuovo il telefono.

-Aspetti maresciallo, no, non telefoni!-

Quasi lo implorava, ora.

-Ancora? Cosa devo aspettare? Lei è un assassino preso in fragrante!-

-Aspetti, le dico, prima di chiamare!-

Della Rosa gli sussurrò in napoletano:

-Statti cittu, strunzo:  aje voglia ‘e mettere rumma, non sarai mai babbà!-

-Come dice?-

-Niente di importante!-

-No, fermo, non telefoni. Non è come pensa, c’è un equivoco!-

-E Kate allora? E’ anche lei un equivoco?-

-Ecco, è proprio così, maresciallo. E’ Kate l’equivoco. Mi avvicini la sacca, prego!-

La sacca era molto leggera-

-Ci hai messo dentro solo la testa, fetente? Il corpo l’hai lasciato sulla barca, ai calamari?-

Trash Vermer incredibilmente rise, mentre con la mano libera dalle manette apriva la zip della sacca.

-Ecco Kate, maresciallo, la mia Kate!-

“Chist’è pazzo, completamente pazzo!”

-Ecco Kate- disse lui- la mia principessa, la mia Musa! Solo con lei… solo con lei io riesco… solo con lei, capisce?-

Fece il gesto dello stantuffo, e quasi piangeva di gioia.

Della Rosa per  poco cadde dallo scoglio.

Kate era una bambola gonfiabile ultimo modello, made in PRC, molto somigliante, con una gran capigliatura di lunghi capelli, probabilmente naturali.

S’infuriò:

-Ti venga un colpo, deficiente!…E…e …etcì! Mannaggia, a te, te ne vengano due, uno per te e uno per lei!…E …e… etcì!-

Dopo l’adrenalina gli era tornato il raffreddore, e si sentiva  di nuovo uno straccio umido da lavandaia, partecipe di un’umanità di calamari .

Quel pazzo sussurrava ancora al pupazzo:

-La mia Kate, come mi sei mancata, cara!-

Le lisciava i capelli con la mano libera, cercava di sbaciucchiarla

-L’avevo lasciata a bordo, maresciallo. Le barche erano sotto sequestro, non avevo più potuto riprenderla…capirà. In questi mesi mi pareva d’impazzire, senza di lei. Avevo paura che il mare se la portasse via-

-Non potevi mandare qualcuno a prenderla, co…quaglione?-

-Ma no, la mia Kate? Nessuno sa di lei. Solo io e lei, solo con lei, vede, posso, riesco a… Della Rosa, la prego, non telefoni…-

Il maresciallo era rimasto di stucco. Pensare che i giornali descrivevano Trash Vermer come un solidissimo “ tombeur de femme!”

Restò per un poco col dito sul telefono, poi decise di chiudere la comunicazione.

Controllò il contenuto della sacca. Non c’era altro, neanche una cosa che facesse sospettare un trucco.

Un buco nell’acqua, niente di fatto, niente che potesse uscire dai limiti di un articolo di gossip, e niente che lui potesse raccontare senza far la figura del pirla!

“E ora?”  pensò “Che faccio? Telefono a “Scandali al sole?

Ma no. Per quello stronzo?  Che si tenga pure la sua Kate e se ne vada all’inferno!”

Si accorse all’improvviso che le lacrime che gli salivano agli occhi non erano tutte causate dal raffreddore. Si sentiva umiliato, Della Rosa, e triste, preciso a quando passava Capodanno a subire il dottor Spok.

-Va bene, gua…quaglione, il resto me lo spiegherai in caserma dopodomani. Ti aspetto in caserma alle dieci. Bonanotte!-

Gli diede l’indirizzo e il telefono e cominciò a salire le scale…

ma quando era già a metà Vermer strillò:

-Aspetti!-

Si era già tutto ringalluzzito.

-Era proprio necessario farmi prendere tutto quello spavento? Per poco non  morivo! Ne parlerò coi miei avvocati!-

Ciro aveva già il piede sullo scalino superiore, ma dopo queste frasi si bloccò e ridiscese con calma sulla spiaggetta.

-Non ti muovere!- disse, e tornò a mettergli le manette.

Prese il cellulare e chiamò:

– Signor capitano-

-Dica, Della Rosa!-

Trombetti  gradiva sempre essere informato in tempo reale.

-Capitano, ho beccato un ladro che rubava sul Falco di mare, lo Yacht, sa… è senza documenti!-

-Ah…-

-L’ho preso in fragrante mentre saliva sulla barca, una di quelle sottoposte a sequestro. Ha della refurtiva. Volete occuparvene voi o volete che io…-

-No…me ne occupo io, li mando subito!-

-Bene. Allora aspetto la Volante. Rimango qui finché non è arrivata! Buon anno, capitano Trombetti-

-Anche a lei, Della Rosa! Tanti auguri!-

“Ora troverai chi t’interroga per bene e ti fa passare il Capodanno in Caserma, calamaro del mio…” pensò “e son quasi sicuro che Trombetti lo zelante tratterrà la refurtiva  nei corpi di reato per un bel pezzo!”

Quando arrivò la Volante, Della Rosa tornò a fare la guardia sul lungomare.

C’era poca gente sulla passeggiata, soprattutto ragazzotti ubriachi e pulzelle. E lì accanto era tornata la barbona di prima, accasciata sullo scoglio con delle coperte sbrindellate. Canticchiava e gesticolava rivolta al mare.

“Speriamo che non scenda sugli scogli, e non si rompa qualche osso” pensò  “Non vorrei proprio che la notte finisse con un’altra fetenzìa: per stanotte  ne ho avuto abbastanza, di matti!”

-Chista è peggio di quell’altro, mi sa- sussurrò-  Mi toccherà davvero arrestarla, perché se finisce in mare ci scappa un cadavere vero, questa volta! –

Era sorto il giorno, e la vecchietta non era caduta.

Finalmente però era arrivato il suo cambio.

La vecchia confabulò ancora un poco e ridacchiò rivolta verso di lui.

-Che hai da ridere, vecchia cornacchia?- sibilò Della Rosa

Aveva le traveggole? La vecchiaccia gli aveva fatto L’OCCHIOLINO!

No! Questa poi! Doveva pure subire  l’adescamento di una  barbona!

-Chissà che catastrofe sarà, quest’annata, se comincia così!-

Loro due se ne andarono più o meno assieme, una di qua,  lui agli antipodi.

-Vecchiaccia zozza!- disse

Ingranò la prima.

-Se almeno la fata delle barche fosse stata qui avrei potuto chiederle di far tornare Camilla… almeno per Capodanno!-

Mentre si immetteva nello scarsissimo traffico gli squillò il cellulare:

-Pronto!-

-Papà!-

-Camilla, Camillina! Dove sei?-

-Sono all’aeroporto. Sono venuta per passare assieme almeno Capodanno. Puoi mica venirmi a prendere?  Ho molti bagagli!-

-Se, posso, se posso?- urlò lui-  Certo che posso, mannaggia atomica!-

Mancò poco che uscisse di strada per la felicità.

Dietro di lui la vecchia rivolse un’ultima occhiata al Falco di mare, lo consolò ancora e infine si allontanò.

-A stasera, Falco!- disse.

Era ormai sorto il giorno.

Fine

Capodanno 2019, Carlo Giuseppe Lucardi.

Rapallo, 8 Gennaio 2019


LO YAWL DI MUSSOLINI SI AUTOAFFONDO’ A RAPALLO NEL 1943

 

LO YAWL DI MUSSOLINI

SI AUTOAFFONDO’ A RAPALLO NEL 1943

 

Yacht di 23,70 metri di lunghezza e 4,70 di larghezza, e 40,70 tonn. di stazza. Fu costruito nel 1912 in Germania con legno di teak stagionato e mogano, alberi e bompresso in pitch pine e scafo foderato in rame. La sua linea era e resta elegante e decisa, con un lungo slancio di poppa a cui se ne contrappone uno di prua corto e arrotondato, in onore dell’architettura nautica dell’epoca. Accogliente e raffinata dentro, agile e possente fuori.

Lo “YAWL” KONIGIN II fu costruito nel 1912 dai cantieri tedeschi Abeking & Rasmussen per i Barone Von Dazur.

Dopo aver passato la prima guerra mondiale nel porto della Maddalena, il gerarca fascista Alessandro Parisi Nobile, fedele amico del Duce, lo acquistò nel 1935 e lo ribattezzò FIAMMA NERA e lo donò a Mussolini. Il Duce, come si sa, era un aviatore e tante altre cose, ma non era un uomo di mare con progetti croceristici e lo utilizzò per i suoi incontri più o meno segreti con la sua amante storica Claretta Petacci senza mai allontanarsi troppo dalla costa.



Momenti di relax prima della tempesta...

Alla vigilia della caduta del regime, in quel demoniaco passaggio storico, Fiamma Nera fu affondata dal suo armatore davanti a Rapallo per impedire che finisse nelle mani dei tedeschi o degli americani, ma con l’intento e la speranza fondata di recuperarlo a “tempesta” passata.

Si tratta in fondo di usare le stesse parole: tempesta (bellica), Yacht affondato, relitto e recupero che oggi, a distanza di 75 anni, usiamo per decifrare la recente “apocalisse” che ha colpito la nostra città tra il 28 e il 29 ottobre 2018.

Nel 1943 fu un affondamento astutamente programmato e scientificamente realizzato. Questa fu l’unica e sostanziale differenza tra quel naufragio volutamente provocato e la tempesta naturale che ha colpito, come mai era successo prima, la nostra città.

La scaltra iniziativa del Conte Sereni funzionò e lo YAWL fu recuperato nell’immediato dopoguerra, quindi restaurato e rinominato SERENELLA. Nel 1956 fu comprato dal Principe Cremisi che lo ribattezzò ESTRELA DE GUARUJA’.

Per completare la sua storia possiamo solo aggiungere che l’imbarcazione rimase fino al ‘62 ormeggiata a Fiumicino ed impiegata come nave-scuola dal Circolo della Vela di Roma. Negli anni '70 fu acquistata dall'ingegner Fonsi che la portò a navigare in Adriatico. Nel 2002 ricomparve in precarie condizioni a Viareggio dove tornò agli antichi splendori e fu anche attrezzata della più moderna strumentazione grazie a un progetto di tre amici: Augusto Gori, Carlo Meccheri di Pietrasanta e Giorgio Mazzoni. Nello stesso anno prese parte alle Vele d’Epoca di Imperia e venne noleggiata dal Cts Ambiente per una campagna di monitoraggio delfini nel Mare Tirreno, sino all’ultimo restauro (2006-2010) a Fiumicino.

Qualcuno si chiederà: “chissà se il FIAMMA NERA fu testimone di successivi incontri amorosi di celebri coppie sulle orme nostalgiche del Duce e della Petacci”?

Si parla di un matrimonio mancato: George Clooney e Elisabetta Canalis avrebbero voluto sposarsi sulla barca del Duce, ma sono voci di corridoio che nessuno ha mai confermato.

Il KONIGIN II sta oggi vivendo il suo ennesimo restyling guardando ad una nuova vita con il supporto del prestigioso Duck Design e dell’antico Cantiere tedesco che lo costruì nel 1912.

ALCUNI RICORDI DEL COMANDANTE

NUNZIO CATENA

ORTONA

Zì Tumassin ripreso mentre cuce una vela a bordo dell’ESTRELA


l'Ingegnere ci teneva moltissimo a conservare sia il look che le tradizioni di quella barca famosa. Aveva alle dipendenze "Zì Tumassin" (di 'Pizzicarello', nomignolo), un anziano ma esperto marinaio in pensione che la curava come fosse, e di fatto lo era, una sua creatura.

Ricordo che a bordo della ESTRELA, una troupe della RAI aveva girato anche un filmato pubblicitario per il celebre Carosello con la cantante 'Giovanna' in auge a quel tempo.

 


Questa foto, con lo scafo bianco, é stata scattata nel porticciolo turistico di Ortona.

La ESTRELA, aveva uno scafo dalle linee meravigliose, ed anche gli interni erano molto raffinati: bellissima la coperta sgombra e con pochissima sovrastruttura. Se devo essere sincero, non mi piace armata con la vela MARCONI all'albero di maestra, molto più bella si presentava con le vele auriche, ma era più impegnativa da governare; quello fu forse il motivo per cui  la cambiarono.
Quando arrivò dal Mar Tirreno da noi in Adriatico, aveva il bompresso e la polena sfasciati completamente, perché durante il trasferimento, a causa della nebbia, erano andati a sbattere contro una scogliera a picco, per fortuna non ebbero danni allo scafo e poterono proseguire il viaggio senza interventi esterni.

Carlo GATTI

Rapallo, 4 Gennaio 2019


PORTOFINO COM’ERA… ma come sarà???

 

PORTOFINO COM’ERA…

ma come sarà???

Agli inizi dell’800 Portofino, con i suoi 1300 abitanti-sudditi della Repubblica di Genova, si trovava al centro di aspre contese tra i Fieschi e i Doria. Il Congresso di Vienna (1815) sistemò un po’ di cose… e, come tutta la Liguria, anche il piccolo Borgo rientrò tra i possedimenti del regno Sardo Piemontese.

Si tratta di una data molto importante per buona parte dei portofinesi che decide di ritornare alla sua vocazione originale: il MARE! Che é duro da masticare…” Il pane dalle sette croste”, ma forse é meno duro da digerire che le tasse agricole imposte dai Savoia!

I PORTOFINESI VOLGONO LO SGUARDO VERSO L’OLTREMARE…

Alcuni residenti diventano armatori di legni sempre più importanti perché sono anche astuti ed esperti commercianti che sanno comprare e vendere in tutto il mondo.

Sono ottimi “marinai” fin da ragazzini, oppure lo diventano andando a navigare per periodi di due o tre anni senza fare ritorno a casa. I loro sacrifici vengono investiti in case e terreni che ancora oggi appartengono ai loro discendenti.

Una parte di loro, forse i più anziani, si dedicano alle barche da diporto chiamate LORD, come i loro padroni inglesi che avviano questa nuova forma di turismo marinaro.

Sulle guide turistiche d’epoca si legge: Sul finire del XIX secolo, così com'era accaduto per altri centri rivieraschi, anche Portofino cessa di essere un borgo isolato raggiungibile solo via mare: infatti tra il 1880 e 1890 viene costruita la strada che lo collega a Santa Margherita Ligure, favorendo così l'affluenza di un numero ancor maggiore di visitatori che da questo momento possono raggiungere la località usufruendo del calesse, e successivamente delle carrozze trainate da cavalli con vetturini, per effettuare il giro panoramico, andandosi cosi ad affiancare ai barcaioli, che durante la stagione estiva prestavano anch'essi lo stesso servizio con l'impiego d'imbarcazioni a remi e a vela.

Nel 1889 il celebre scrittore francese Guy De Maupassant approdò a Portofino a bordo del suo veliero Bel Ami: colpito dalla bellezza del borgo, nel suo diario di viaggio La Vie Errante osserva: "Un'insenatura nascosta, dove entra il mare, quasi introvabile, fitta d'abeti, ulivi e di castagni. Un piccolo villaggio, Portofino, si allarga come un arco di luna attorno a questo calmo bacino. Mai ho forse sentito una impressione eguagliabile a quella che ho provato nell'entrare in quell'insenatura verde, e un eguale senso di riposo, di appagamento...".

Tra le due “carrette” gemelle dello stesso armatore, in un romantico quadretto centrale, appare un leudo, tra una Scuna (brigantino goletta) a sinistra ed una Goletta a destra.

Grazie a questa foto del compianto Claudio Molfino, oggi possiamo conoscere un altro importante dettaglio di Portofino “com’era nel 1914”. Ve l’aspettavate di vedere due navi da carico ormeggiate all’interno del suo borgo? Io no! Questa é la testimonianza della vocazione marinara di una stirpe di marinai che non dovrebbe temere l’isolamento causato dalle recenti disastrose conseguenze del recente passaggio dell’uragano.

Tuttavia, la conversione al turismo é stata irreversibile e direttamente proporzionale alle stesse bellezze del borgo! Infatti, con l’apertura del casello autostradale di Rapallo il 15 dicembre 1965, le coste liguri e Portofino vengono raggiunte in tempi rapidi e con estrema facilità.

Se fino agli anni Cinquanta Portofino aveva goduto quasi esclusivamente di fama internazionale, negli anni successivi, grazie a Raffaele Calzini e Salvator Gotta, acquisirà anche fama nazionale, in quanto questi due scrittori e giornalisti, attraverso le pagine del Corriere della Sera, incominciano ad esaltare le incantevoli bellezze del borgo. In particolare Salvator Gotta dichiarava spesso in varie interviste che "Portofino ed il suo golfo devono la loro fortuna al giornalismo che ne mise in rilievo le bellezze panoramiche, il silenzio e l'austerità del suo piccolo mondo marinaro, la pace del suo mare raccolto, la grandiosità del suo monte selvoso”.



Portofino oggi


Il traghetto sardo ICHNUSA ha completato l’ormeggio di punta al molo maxi-yacht.

Grazie all’intervento del traghetto cargo-passeggeri e porta macchine, Portofino é ritornata quasi subito alla normalità.


La comunità di Portofino é ancora isolata via terra a causa dei danni provocati dall’uragano che si è abbattuto sulla costa ligure provocando il crollo della statale che la collega a Santa Margherita Ligure. La nave passeggeri/cargo ICHNUSA, normalmente impiegata nel collegamento fra Sardegna e Corsica, sulla linea marittima fra i porti di Santa Teresa di Gallura e Bonifacio, ha effettuato alcuni viaggi per portare camion cisterna contenenti gas per il riscaldamento delle abitazioni di Portofino, oltre a riportare nei Comuni limitrofi le auto ed altri i mezzi che erano rimasti imprigionati nel borgo.


Lunedì 29 ottobre 2018 - L’uragano ha distrutto completamente la strada statale sotto lo sguardo ineffabile del Pino di Aleppo… (foto sotto)



Il mare non cambia mai e il suo operare, per quanto ne parlino gli uomini, è avvolto nel mistero. (Joseph Conrad)

Il detto di Conrad é sempre di attualità specialmente quando l’uomo, con una buona dose di stupidità, lo sfida sul terreno preferito di Nettuno …

Agli amici di Portofino “allungo” qualche amichevole pensiero personale

Non temete l’isolamento! Voi residenti di Paraggi, Portofino e San Fruttuoso ritornate a pensare all’antica, da isolani. Chi viene da voi é un pellegrino alla ricerca di Santuari Naturali dove trovare la pace, i colori ed i profumi più rari del mondo. Amate il vostro isolamento e condividetelo con i turisti che vi raggiungeranno via mare e dai sentieri montani perché sarete ancora più RARI ed AMBITI nel panorama mondiale della mediocrità divorata dal traffico, dagli schiamazzi, dalla pazzia, dalla velocità e dal consumismo.

Tenetevi stretto quel traghetto che non é un intruso… ma una necessità oggettiva che vi rende estranei e LIBERI da un mondo impazzito!

Nelle innumerevoli isole del globo terracqueo, così come nelle terre che confinano col mare e sono divise dai fiumi: si vive, si commercia, si lavora, ci si sposta regolarmente sui traghetti dove spesso in inverno ci sono nebbie, neve e tempeste. Ci sono nazioni che esistono GRAZIE all’operosità multipurpose dei traghetti. Le baie delle più grandi città del mondo pullulano di questi mezzi che sono sempre più raffinati, pratici, comodi e rapidi. Pensate soltanto alle 10.000 isole che orlano la Scandinavia e che sono abitate soltanto grazie al servizio continuo dei traghetti.

In una decina di minuti di viaggio infinitamente bello e panoramico, siete raggiungibili da Santa Margherita e dalle altre località del Tigullio in un tratto di mare che é famoso per le sue bonacce!

Per voi del promontorio, trasferirvi via mare, deve essere il vostro modo di vivere che riflette i vostri caratteri, il vostro DNA. Liberatevi di quelle centinaia di camion, corriere e furgoni che impestano l’aria, creano ingorghi e deturpano il vostro paradiso terrestre.

Mettete la parola FINE a quell’assalto quotidiano della cosiddetta civiltà dei consumi.

Ritornate all’antico, a ragionare come i vostri avi! Reagite alla “triste” sconfitta subita dall’uragano del 29 ottobre 2018 rimettendo in ordine la vostra vita quotidiana!

Amate e difendete i doni ed i privilegi che avete avuti dal Padreterno.

So di navigare controcorrente, di urlare nel deserto… ma il silenzio é complice … e sappiamo tutti di chi … !!!

 

UN PARERE AL SINDACO DI RAPALLO

 


MOTOBARCA PRIMERO VII

Lungh. f.t. mt. 27,60 - Largh. max mt.6,68;
Portata max passeggeri: 348;

 

Questo molo di 30-35 metri di lunghezza prospiciente Villa Porticciolo potrebbe essere, viste le conseguenze del cambiamento del clima con le sue improvvise tempeste e le costanti variazione dei fondali, la soluzione d’emergenza per togliere Rapallo dall’isolamento dei collegamenti marittimi locali.

In Capitaneria dispongono dei fondali dello specchio acqueo di cui ci occupiamo. Dal ricordo delle mie nuotate compiute in quei dintorni, ritengo che ci sia un fondale sufficiente per operare con un Primero del tipo scelto sopra come modello.

Ritengo inoltre che la risacca sia nulla o quasi, e che la zona in questione si trovi al riparo dell’interramento provocato dal lontano Boate e dalle mareggiate che passano oltre.


Non sono evidenti danni causati dal passaggio dell’uragano. Questo molo potrebbe essere sfruttato anche per l’attracco dei Tender delle navi passeggeri ancorate in rada a Rapallo-Santa M. da marzo a ottobre.


Notare l’ampiezza dello specchio di evoluzione, anche dalla prospettiva della foto sotto.


I Capitani dei traghetti del Tigullio, abituati ad ormeggiare con la risacca (tra gli scogli) a San Fruttuoso, sarebbero ben felici di godere della “normalità” di una così ampia calata a Villa Porticciolo. La parte rettilinea del molo é lunga 30 metri ed é facilmente allungabile con qualche modifica. La zona del parco é collegata al centro città dai mezzi del Comune.


Da questa immagine si nota il progresso compiuto per liberare la passeggiata a mare di Rapallo


Molto resta ancora da fare…

Carlo GATTI

Rapallo, 14 Dicembre 2018

 


TEMPESTA SHOCK SUL MARE NOSTRUM - RAPALLO…

TEMPESTA SHOCK SUL MARE NOSTRUM - RAPALLO

Lunedì 29 ottobre 2018

La Liguria é stata devastata da una mareggiata storica: venti a 180 km/h - onde alte più di 10 metri (ARPAL). Nella scala Beaufort corrispondono al numero 12 (fondo scala), il cui termine descrittivo corrisponde a URAGANO. Nella nostra città sono naufragate 221 imbarcazioni (TG Regionale data odierna).

Approfittando del sole beffardo, ieri mattina sono andato a fare un po’ di foto al CIMITERO delle imbarcazioni ammucchiate nel golfo ed in passeggiata. Uno spettacolo surreale simile ad un bombardamento aeronavale… tanti fantasmi bianchi ammucchiati … tante facce in giro senza espressione… senza speranze… volti che ogni tanto alzavano lo sguardo verso il Santuario di Montallegro e mormoravano qualcosa… odore di gasolio e di rumenta salata… a montagne… tante braccia di volontari che mulinavano giubbotti, sacchi di plastica, pezzi di scafo, di legna, parabordi… decine di ruspe che ricordavano nei loro movimenti cadenzati i paesi terremotati di questi ultimi anni.

221 sono i relitti visibili ed invisibili, una strage di ricchezza e di lavoro, di spensieratezza e di vacanze…(odore di buono… diceva DE ANDRE’) - pare sia morto tutto! eccetto l’uomo che é rimasto miracolosamente vivo, in piedi, risparmiato proprio da quella Madonna che da lassù vede tutto e forse ha voluto aiutare solo i poveri, i disoccupati… perché ora ci sarà molto lavoro per tutti!!!

Di tutto questo occorre prendere atto e smetterla di sognare… per ricominciare a ricostruire il litorale, i porti, gli esercizi e le case a prova di URAGANO, perché questi fenomeni sono ripetibili!

Nei giorni seguenti il crollo del Ponte Morandi scrissi per Mare Nostrum che occorreva pensare “alla marinara”: sfruttare il mare per spostarci tra le città del Golfo Tigullio. Oggi questi paesi sono isolati, per il crollo delle strade sul litorale; come dire che la NATURA ha voluto ribadire quel concetto e ci ha costretto a pensare “alla marinara”.

Un mare così violento si ricorda a Rapallo nel 2000, quando creò uno squarcio nella diga del porto Carlo Riva e distrusse numerosi panfili.

Sono passati 18 anni, all’epoca nessuno parlò di URAGANO, le previsioni e le osservazioni dei fenomeni meteo in corso erano basate su strumenti tradizionali, oggi esistono sensori dappertutto che misurano la forza effettiva del vento e del mare nell’impatto con la terraferma.

LA LUNGA ESTATE CALDA

DEL TIGULLIO

Lunedì, il giorno del disastro, la Pressione Atmosferica era MOLTO BASSA, non so di preciso, ma ricordo che i due barometri di casa misuravano un valore intorno ai 960-970 mm.

Pressione atmosferica Bassa significa meno peso dell’aria sul mare che infatti si alza, si gonfia; nel caso specifico pare si sia alzato, in certe zone controllate al largo, di quasi tre metri sul livello medio. Questo primo dato spiega come si siano verificate ONDE ALTE 10 METRI, (un valore normalmente di pertinenza Atlantica) la cui caduta, da una altezza appunto superiore al normale, ha aumentato il potere di sfondamento… contro le dighe, i porti, i pontili e le imbarcazioni.

La lunga estate calda a cui mi sono riferito, concerne il fatto che il giorno del disastro, la temperatura del mare era intorno ai 25°, valore molto elevato per la media del periodo che, naturalmente ha condizionato l’aria soprastante spingendola verso l’alto.

Nel frattempo, come da previsione meteo, é arrivata una forte depressione atlantica composta di aria fredda che, incontrando la massa di aria calda del nostro mare, che ormai si può definire TROPICALE, ha provocato un vortice CICLONICO, cioè un avvitamento delle due masse d’aria a temperature molto diverse che si é dimostrato devastante per la sua forza e velocità!

NESSUNA VITTIMA

Non so quanti saranno gli ex voto che saliranno al Santuario di Montallegro!

Ma non possiamo pensare che la Madonna continui a metterci una pezza… Era già successo a Santa Margherita nel 1996 e a Rapallo nel 2000. Per non parlare del 2008 a Genova quando fu distrutta dal libeccio l’Isola artificiale al largo di Multedo, mentre a Genova il traghetto FANTASTIC sfiorò la tragedia sull’imboccatura del porto.

Qualche pillola di meteorologia applicata al nostro golfo Tigullio, forse ci aiuta a capire, in qualche misura, l’eccezionale fenomeno meteo del 29 ottobre: il lunedì nero!

Prendiamo a riferimento il passaggio di una BURRASCA “da rottura dei tempi” che, pur essendo di livello ben inferiore all’URAGANO registrato, é molto simile nella sua dinamica.


La cartina mostra la circolazione “antioraria” del vento intorno ad una BASSA PRESSIONE.

Inizialmente il vento soffia da SE (scirocco-frecce rosse) poi gira a SUD, prosegue la sua corsa a SW (Libeccio) rinforzando, infine sfonda a NORD OVEST con il vento di Maestrale (frecce bianche). Quando il vento passa a NORD (Tramontana), la depressione é passata e dirige verso Levante.

I naviganti di un tempo si appostavano sull’aletta di plancia e rilevavano la direzione del vento per seguirne l’evoluzione. Anche l’osservazione costante del barometro é utilissima perché segna il valore della pressione dall’inizio del fenomeno a Scirocco, fino alla sua conclusione a Tramontana quando la Pressione Barometrica rientra nella normalità.

Come abbiamo già detto, nel 2000 si era verificata una situazione meteo tragicamente simile a quella di lunedì, anche per quanto riguarda la sua rotta assassina.

Come tutti sanno Rapallo, situato al centro del Golfo Marconi, ha nel monte di Portofino un potente scudo naturale che lo protegge dal famigerato Libeccio (SO); tuttavia, nei casi citati, il Vento Ciclonico non ha proseguito la sua corsa oltre il Monte di Portofino, ma si é fermato nel quadrante meridionale il tempo necessario per entrare nel Tigullio e devastarci.

Gli scienziati hanno spiegato che una concomitante Bassa Pressione sul Veneto e sulla Liguria, ha creato un corridoio nefasto tra le due regioni che ha moltiplicato gli effetti distruttivi. Pare che la nostra città si sia trovata su questo asse.

E’ successo due volte in 18 anni, quindi il fenomeno, pur essendo raro, é ripetibile! Di questo é difficile incolpare oggi soltanto il destino avverso!

Quell’evento ormai lontano, evidentemente é stato sottostimato e registrato come evento eccezionale, quindi fuori statistica! Quindi non ci ha insegnato nulla… e le riparazioni della diga del porto Carlo Riva di Rapallo sono così risultate vane, costose ed inutili in rapporto allo scopo che dovevano raggiungere!

A proposito poi di fenomeni ripetibili, gli Album Fotografici della storia di Rapallo editi dal Comune di Rapallo riportano numerosi racconti illustrati di Tempeste e Burrasche che hanno stretto Rapallo in una morsa di allagamenti e mareggiate che l’hanno messa in ginocchio più volte. Certo, nel Molo Langano di quell’epoca non c’erano le maxi-imbarcazioni di oggi e chi aveva un gozzo se lo metteva per tempo in secco, al riparo dalle inclemenze invernali.

Le mareggiate ci sono sempre state, oggi sono più pericolose, a causa del surriscaldamento del clima che ormai é riconosciuto da tutti!

Forse é proprio per questa “spada di Damocle” che ci vuole meno RED CARPET e più prevenzione a partire dalle colline che franano, ai torrenti che esondano ai litorali che sprofondano, ai porti che sono diventati trappole per le imbarcazioni.

Con questo discorso mi riferisco all’intero comprensorio nel quale, gli Amministratori di Rapallo si sono sempre dimostrarti i più sensibili verso il fattore SICUREZZA!

DUE OSSERVAZIONI

- Durante la “tempesta perfetta” di lunedì 29 ottobre, non é affondata alcuna nave nel Mar Ligure, né grande né piccola!

- L’impianto di Itticoltura di Lavagna del rapallese Roberto Co’, il più esposto al mare aperto, a quasi due chilometri dalla costa non ha subito danni pensando, da buon marinaio, fin dal suo esordio, di ancorare l’impianto al fondale con enormi catene.

CONCLUSIONE

Il mondo del mare e delle navi sembra essere più preparato ad affrontare le sfide del cambiamento del Clima. I porti e la viabilità, dovranno dare risposte adeguate in tempi rapidi e non mi riferisco soltanto ai porti turistici… pena uscire dall’Europa per “manifesta inferiorità”!

ALBUM FOTOGRAFICO

Questa é l'immagine del Yacht del famoso imprenditore Televisivo

 

In altri tempi, I Lloyd's di Londra avrebbero suonato la CAMPANA della LUTINE per informare gli interessati del disastro di Rapallo...

Commento del Comandante Nunzio Catena

Vedi LINK:

LA CAMPANA DELLA FREGATA H.M.S.LUTINE

EX FREGATA FRANCESE LA LUTINE

"I LLOYD'S di LONDRA

https://www.marenostrumrapallo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=630;lutero&catid=36;storia&Itemid=163

COMMENTO SULLA SITUAZIONE DI RAPALLO

FINE NOVEMBRE 2018

Siamo giunti ormai alla fine di novembre e la visione “spettrale” della passeggiata a mare di Rapallo é desolante…

Siamo stati tutti colpiti, l’elenco é molto lungo, ma noi “rapallini doc” ci sentiamo anche traditi e violentati dentro, come se fossimo stati presi per il collo e sbattuti sugli scogli come impertinenti fuscelli alla deriva …

 

Finora sono state tolte un centinaio di piccole imbarcazioni ormai sfondate e da buttare, ma rimangono quelle più grandi che sono incastrate come cozze sugli scogli.

 

A causa della pioggia, non si vedono grandi movimenti in azione lungo il litorale, e mi vien fatto di pensare che soltanto la piovra burocratica sia all’opera sul nostro golfo paralizzando con i suoi tentacoli ogni tentativo di ripulire il salotto buono che tanta fama si era guadagnato nel tempo.

 

Le inchieste in corso sono numerose e chissà quante perizie dovranno essere svolte dai vari Enti interessati per dipanare le responsabilità dei proprietari dei mezzi nautici e del porto Riva, in un groviglio di pratiche in cui emergono le bandiere ombra aventi legislazioni diverse e non sempre coincidenti con la nostra.

Una montagna di problemi in cui saranno protagonisti centinaia di avvocati, ingegneri e periti di ogni tipo che ruberanno la scena e, speriamo di no, anche la stagione estiva 2019…

 

L’Amministrazione del Comune di Rapallo dovrà prendere importanti decisioni sulla ricostruzione di nuove infrastrutture a difesa della città: moli, dighe, attracchi per i traghetti, bonifica dei fondali e, quasi certamente una diversa organizzazione portuale che tenga conto che Rapallo e dintorni non possono più essere considerati SICURI come prima dell’incursione di questo immane uragano.

Ciò che abbiamo sotto gli occhi guardando verso il mare non é un brutto sogno, un nightmare che si allontana col risveglio improvviso; ciò che oggi scrutiamo basiti é la realtà con la quale avremo a che fare nel prossimo futuro, un futuro che é già arrivato senza chiederci il permesso cogliendoci impreparati.

 

Sarebbe demenziale continuare a pensare all’antica:

Rapallo “la perla del Tigullio”… la più riparata località della Riviera …

Rapallo esposta solo allo scirocco che non porta onde altissime perché arriva frenato dalla piattaforma continentale che si estende lungo la costa italiana.

Rapallo difesa dalle colline…

Rapallo riparata per millenni dal libeccio e dal maestrale che s’infrangono sullo scudo del monte di Portofino…

 

Purtroppo si é giunti al “si salvi chi può” - altro che vecchi slogan turistici conditi da discorsi rassicuranti…

 

Occorre lasciarci di poppa tutti i progetti “sognati” e fatti in assenza di vento e con il sole negli occhi …

 

CHE FARE?

Alla luce di questo disastro ambientale che ha colpito tutti i settori economici della città, dovranno essere prese in esame, con rapidità, iniziative e normative che siano in linea con i nuovi eventi catastrofici e riguardino soprattutto: dighe, moli, bitte, catene, cavi da ormeggio, ancore, personale marinaro di pronto intervento nell’ambito portuale, previsioni meteo rapide e attendibili.

 

Qualcuno ha detto: BELIN, non esageriamo, Rapallo non é mica Capo Horn! Qualcuno che aveva letto male i nostri articoli e non ha capito che nei secoli passati un veliero su 3 affondava nel doppiare “l’inferno dei marinai”.

Di quella pagina di storia occorre soprattutto cogliere una sottile differenza che assume dimensioni enormi in questo momento:

Allora c’era più capacità marinara che sicurezza sui quei vecchi bordi di legno.

Oggi c’é più tecnologia, quindi più sicurezza, ma meno scienza e coscienza marinara.

Dobbiamo essere consapevoli che tutto ciò che s’intende progettare e costruire lungo i nostri litorali DEVE essere realizzato con nuovi parametri in grado di contrastare la forza degli uragani, delle trombe marine, delle bombe d’acqua e dei tornado: questo é il conto da pagare che ci presenta, ormai da anni, il cambiamento del clima di cui si parla in tutto il mondo!

 

-Ma chi conosce gli uragani?

-Chi ha esperienza di questi fenomeni naturali?

-Come si può contrastare un fenomeno che sulle nostre coste non si conosce?

-Come si possono prevedere?

-Con quanto anticipo si può organizzare una difesa per allertare il mondo nautico, ma anche le città nelle loro parti più esposte?

 

Per dare risposte a questi interrogativi necessitano gli “specialisti”! Le nostre città di mare sono il REGNO dei Professionisti del mare, ma nessuno li cerca, li stana e vengono ignorati dalla burocrazia “chiacchierona” che si occupa d’altro …

Per AMORE verso la mia città avanzo qualche “punto di vista” non richiesto:

 

- A similitudine di quanto accaduto per il Ponte Morandi di Genova, AUGURO al nostro Sindaco di assumere la carica di COMMISSARIO con ampio potere decisionale sulle pratiche di sgombero degli scafi spiaggiati.

- Con questa “carica istituzionale” penso che il Primo cittadino possa by-passare i freni burocratici di qualsiasi tipo. Salvare l’economia della città (compito prioritario della sua Amministrazione).

 

- La passeggiata a mare può essere sgomberata totalmente con gru di terra che certamente non mancano.

 

- E necessario trovare i capannoni e/o Cantieri Navali dove sistemare gli scafi da affidare ai periti di tutti gli enti statali e privati affinché possano svolgere i compiti a cui sono preposti.

- Non vedo un senso logico per cui la CITTA’ debba essere paralizzata dallo svolgimento di pratiche burocratiche che possono essere attuate in un tranquillo capannone di S. Pietro dove le imbarcazioni sarebbero messe in sicurezza ed ispezionate con maggiore facilità.

- La città deve essere ASSOLUTAMENTE LIBERATA al più presto. Il suo lungomare deve essere rifatto in tante parti che oggi risultano danneggiate e non agibili. Quanti giorni lavorativi ci sono rimasti prima di affrontare la stagione estiva?

- La città rischia lo svuotamento “antropico” ? Questa é la domanda che ognuno si pone nella sua coscienza.

PER NON DIMENTICARE ……. Con Mare Nostrum abbiamo scritto molto in questi 30 anni di lavoro appassionato per sensibilizzare la CULTURA MARINARA: studi, saggi, mostre, convegni e lavorando anche ad una collezione di articoli (circa 600) che oggi compongono una apprezzata ENCICLOPEDIA del Mare.Allego alcuni LINK - Per ricordare a chi ci legge che DI TEMPESTE ce ne sono state tante nel tempo, anche da noi e vicino a noi…

Finché avremo voce urleremo come gabbiani nel vento!

 

URAGANO "EMILY"

Comandante CSLC Mario Terenzio Palombo

https://www.marenostrumrapallo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=205;palombo&catid=54;saggi&Itemid=160

Genova, 19.2.1955

UN INFERNALE CICLONE DA LIBECCIO

https://www.marenostrumrapallo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=247;ciclone&catid=34;navi&Itemid=160

LONDON VALOUR

IL GIORNO DEL DIAVOLO

LA ROTTURA DEI TEMPI

https://www.marenostrumrapallo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=139;il-giorno-del-diavolo&catid=34;navi&Itemid=160

LONDON VALOUR

GENOVA-LIBECCIO, VENTO DI EROI E DI MORTE

https://www.marenostrumrapallo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=135;lbeccio-vento-di-eroi-e-di-morte&catid=34;navi&Itemid=160

“LONDON VALOUR”

LA NAVE CHE AFFONDO’ DUE VOLTE

https://www.marenostrumrapallo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=134;london-valour-la-nave-che-affondo-due-volte&catid=34;navi&Itemid=160

LE TROMBE D’ARIA

UN INCUBO PER L’ARCO LIGURE ED IL PORTO DI GENOVA

https://www.marenostrumrapallo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=355;trombe-daria&catid=34;navi&Itemid=160

RAPALLINO NELLA TEMPESTA

QUELLI DEL  m/r VORTICE

https://www.marenostrumrapallo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=215;charly&catid=52;artex&Itemid=153

Carlo GATTI

Rapallo, Novembre 2018